La Via della Mantide
Curato da Gianluca Nannetti (Kitsuki Takeda)
Tratto da “The Way of the Minor Clans” di Ree Soesbee (AEG)
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Se la storia di Rokugan è dominata dai sette Clan maggiori, esistono una serie di altri Clan che, seppure di dimensione ed importanza inferiore, hanno comunque contribuito nei secoli a forgiare la storia dell’Impero.
La Volpe, la Libellula, il Passero, il Tasso, il Millepiedi, il Falco, la Tartaruga, la Vespa, sono tra i più importanti Clan minori, ma su tutti svetta il Clan della Mantide, dominatore indiscusso dei mari e proiettato dal suo ambizioso Daimyo Yoritomo sulla strada per diventare l’ottavo Grande Clan.
Tanto tempo fa, il figlio di Hida combatté per sconfiggere le Terre d’Ombra prima che potessero diventare una minaccia per l’Impero appena nato. Hida Osano-Wo diventò una delle leggende più famose nella storia dell’Impero Smeraldo. Alla sua morte assunse il ruolo di una delle Fortune (divinità rokugane) e, come qualcuno dice, diventò la creatura misteriosa conosciuta come il sesto drago. Si racconta essere il figlio del drago del Tuono, e pertanto portare nelle vene il sangue divino sia attraverso suo padre, il Kami Hida, che sua madre, il drago.
Distrusse il regno dei Troll e scacciò le creature delle Terre d’Ombra dall’Impero – una sconfitta dalla quale i seguaci di Fu Leng impiegarono secoli per riprendersi.
Quando giunse il momento, Osano-Wo si sposò con la Daimyo dei Matsu. Il giorno in cui venne annunciato che sua moglie aspettava un figlio, Osano-Wo celebrò l’evento col sake. Troppo sake. Il giorno seguente si svegliò in una piccola capanna, con al fianco una giovane contadina.
Nove mesi più tardi nacquero due bambini... nello stesso giorno. Osano-Wo riconobbe ufficialmente il figlio della contadina e lo portò nel palazzo degli Hida perché venisse cresciuto assieme al suo fratellastro. Quando arrivò il momento di scegliere un successore per guidare il Clan, fu al figlio della contadina che venne consegnata la spada ancestrale del Granchio.
In preda alla furia, la moglie di Osano-Wo abbandonò il palazzo assieme al figlio, e con un gruppo di seguaci a lei fedeli viaggiò attraverso il mare fino a raggiungere un gruppo di isole conosciute solamente come Isole della Seta e delle Spezie.
Il nome di suo figlio era Kaimetsu-uo, e questa è la storia del suo clan. Kaimetsu-uo, figlio di Hida Osano-Wo, nacque nel palazzo del Granchio e visse la sua gioventù nel lusso che spettava al figlio del Campione del Clan.Pur avendo ogni diritto di credere che avrebbe assunto il ruolo di Signore del Clan e successore di suo padre, il giorno in cui Osano-Wo si apprestò a consegnare Chikara, la spada ancestrale del Granchio, al suo figlio ed erede, Kaimetsu-uo sapeva che non sarebbe stato lui a riceverla. La notte prima sua padre l’aveva raggiunto e per molte ore avevano parlato di battaglie e di dovere.
Quando arrivò l’alba Kaimetsu-uo conosceva il suo destino.
Trovò sua madre che si tagliava i capelli in preda alla furia e al dolore e la aiutò ad alzarsi. “Alzati madre”, disse, “tu sei una Matsu”.
“Io sono una Matsu”, affermò sua madre, “Ma tu sei un Granchio”.
“No, madre” disse il ragazzo raccogliendo il suo daisho “Non so cosa sono, ma so cosa non sono”.
Detto questo, madre e figlio abbandonarono le terre del Granchio, raccolsero i pochi uomini dei quali avevano la lealtà, e partirono per le isole ad est.
Diciassette anni più tardi Kaimetsu-uo aveva costruito una piccola città, un palazzo su una rupe rocciosa e una legione di soldati. Un giorno ricevette una lettera da suo fratello, diventato Campione del Granchio. Loro padre era stato avvelenato da un traditore e l’uomo aveva trovato rifugio nelle terre della Fenice.
“Io non posso vendicare nostro padre” scrisse il fratello di Kaimetsu-uo, “Devo rimanere al mio posto e proteggere l’Impero dalle Terre d’Ombra”.
Con un grido di vendetta Kaimetsu-uo condusse i suoi uomini in battaglia contro la Fenice. Il Grande Clan aveva avuto notizia della spedizione del piccolo contingente ma, assieme ai suoi alleati del Clan della Gru, lo aveva deriso. Non approntarono i loro eserciti e non erano preparati quando la tempesta colpì.
Solo dieci navi seguirono Kaimetsu-uo verso le coste del nord. Dieci piccole kobune piene di soldati leali. Mentre si avvicinarono alle spiagge di Shiro Shiba, il cielo si oscurò attorno a loro, nascondendoli dalla vista dei potenti maghi schierati sulle mura.
I lampi illuminarono il percorso agli attaccanti, mentre il vento sferzava le facce ed accecava i difensori. Nonostante gli Isawa invocassero gli spiriti dell’Aria e dell’Acqua, nessuna magia a loro disposizione fu in grado di disperdere la possente tempesta. Gli uomini di Kaimetsu-uo sbarcarono sulla spiaggia e si addentrarono senza paura verso le mura incantate del palazzo.Nonostante le intemperie, le Fenici lanciarono alla cieca saette di fiamma e dardi di roccia verso l’esercito che avanzava. I seguaci di Kaimetsu-uo morirono senza emettere un suono, mentre seguivano il loro Signore in silenzio. Nessun rumore tradiva la loro posizione.
Quando raggiunsero i cancelli, solo quindici intrepidi samurai erano ancora vivi. Alla vista dei possenti portali di quercia, Kaimetsu-uo sollevò le braccia verso il cielo, il viso fradicio per la pioggia e distorto dalla fatica, ed ululò come un pazzo verso la tempesta.
“PADRE!” gridò, “Lascia che vendichi la tua morte! Dammi un segno della tua volontà e io smuoverò le stesse montagne per trovare il tuo assassino! Apri i cancelli e io non fallirò!”.
Con queste parole Kaimetsu-uo alzò la spada e inflisse un profondo taglio nel legno del cancello, lasciandovi una lunga ferita. Nel momento in cui colpì, i cieli si frantumarono ed una saetta di fiamma blu calò dall’alto, facendo esplodere i cancelli ed aprendo la via per il palazzo della Fenice.
Gli Isawa, ammutoliti di fronte ad un evidente intervento divino, offrirono un patto ai miseri resti dell’esercito di Kaimetsu-uo. Consegnarono l’assassino di Osano-Wo e concessero una ricompensa in argento e gioielli. Kaiemtsu-uo ed i suoi uomini, stanchi ma vittoriosi, tornarono nelle terre del Granchio portando con loro la testa dell’assassino. Kaimetsu-uo e suo fratello accompagnarono il corpo del padre nelle terre in cui era nato perché venisse consumato dalle fiamme.
Successivamente furono gli stessi Isawa a richiedere all’Imperatore che a Osano-Wo venisse riconosciuto lo status di Fortuna. La richiesta fu accolta e Osano-Wo da allora diventò la Fortuna del Fuoco e del Tuono.
Da quel giorno i seguaci e discendenti di Kaimetsu-uo hanno sempre sentito lo spirito del loro antenato – Osano-Wo – e la presenza della sua mano nelle loro vite. Il suo cuore può essere rimasto con il Granchio, ma il suo spirito risiede al fianco del figlio che non ha mai fallito.
Per circa 300 anni tuttavia i seguaci di Kaimetsu-uo non furono riconosciuti come un Clan minore. Lo stesso concetto di clan minore non esisteva ancora. Il primo grande daimyo del Clan fu Gusai. Un potente Signore che venne chiamato alla corte dallo stesso Imperatore perché costruisse una rete commerciale in Rokugan. Una volta alla corte però, Gusai trascorse le giornate rifiutandosi di parlare con chiunque non fosse l’Imperatore. “Parole e azioni” disse all’Hantei, “sono le basi del governare. Possono muovere cielo e terra, ma non sono forti quanto l’acciaio”.
L’Imperatore gli rispose “Dimostrami che l’acciaio è più forte e io farò di te un Signore alla mia corte”.
Con un gesto fulmineo Gusai estrasse una lama nascosta e la appoggiò alla gola dell’Imperatore. “Non esiste nulla che possa toglierti la vita più facilmente dell’acciaio impugnato da un uomo forte”.
L’Imperatore sorrise e Gusai ritirò la lama.
“Molto bene, Gusai-san” disse, chiamando a sé le sue guardie “Sei riuscito a dimostrare quanto avevi affermato. L’acciaio è abbastanza forte da fare di te un Signore”. Con un gesto della mano trasformò Gusai nel primo daimyo della Mantide. “I tuoi figli porteranno il tuo nome ed il tuo clan sarà benvenuto a corte”.
“Ma, Gusai, prima che tu vada” l’Imperatore sorrise, “Permettimi di mostrarti quanto più forti possono essere le parole di un uomo”.
Con un colpo di penna firmò la condanna a morte di Gusai.
Per tre generazioni i samurai della Mantide vennero conosciuti con il nome del loro primo daimyo: Gusai. In seguito tuttavia Gusai Rioshida organizzò un colpo di stato e prese prigioniero il figlio dell’Imperatore, trattenendolo come “ospite” sulle proprie isole.
Il tentativo finì in un disastro ed il Clan sopravvisse solamente perché un samurai della Mantide chiamato Yohihotsu salvò il giovane principe e lo aiutò a fuggire. Al Daimyo, la sua famiglia ed i suoi discendenti fu ordinato di eseguire seppuku, e l’Imperatore nominò Daimyo del Clan il samurai che aveva dato prova di fedeltà restituendogli il figlio.
La Mantide fu privata del nome della famiglia, ma continuò a servire l’Impero come un clan riconosciuto all’interno di Rokugan.
Ciò che la storia non racconta è che a Yohihotsu fu ordinato dal proprio Daimyo, Gusai Rioshida, di portare in salvo il principe una volta realizzato che il colpo di stato stava fallendo. Capendo che l’intero clan sarebbe stato distrutto se non avesse sacrificato la propria vita, Rioshida consegnò il ragazzo a Yohihotsu e gli ordinò di dare il via al suo “tradimento”.
Le sue azioni salvarono la Mantide ma condannarono all’oblio il nome di famiglia. Ancora oggi i samurai della Mantide rifiutano di udire parole di disprezzo per il “traditore Gusai”, e molti considerano ancora con rispetto il nome (seppur defunto) della sua famiglia.
Le isole della Seta e delle Spezie sono state la dimora del Clan della Mantide per oltre 700 anni. L’arcipelago si trova ad est delle coste della Gru. Si tratta di terre bellissime e fertili seppur pericolose, considerando la loro origine vulcanica, attestata dai frequenti terremoti che scuotono la zona.
La Mantide è il più forte dei Clan Minori grazie alla sua lunga storia. Seppure non sia il più ricco, può attingere a diverse risorse disponibili per mezzo del commercio delle sete pregiate che vengono prodotte nelle isole. Grazie a tali entrate, le Mantidi hanno potuto sviluppare infrastrutture, scuole e tecniche di combattimento da rivaleggiare con i Grandi Clan.
Sono i padroni indiscussi dei mari e di fatto l’unica forza nell’Impero a possedere la conoscenza per costruire navi in grado di affrontare realmente le avversità della navigazione. Le loro flotte mercantili percorrono la costa in lungo ed in largo, trasportando argento dalle terre della Fenice, sete dalle isole della Mantide e acciaio dalle colline del Granchio.
Nei secoli le Mantidi hanno inoltre scoperto altre forme di ricchezza che tengono segrete. Alcune delle isole dell’arcipelago sono infatti ricche di oro e argento, le cui miniere vengono lavorate da criminali condannati ai lavori forzati.
Da tali miniere nessuno è mai riuscito a sopravvivere, né a fuggire. Il mare affamato e le kobune in pattugliamento si assicurano di ciò. Di nascosto al resto dell’Impero le Mantidi inoltre commerciano, seppur non con frequenza costante, con distanti nazioni gaijin, aggirando un secolare divieto imperiale. Se tali contatti venissero resi pubblici, le ripercussioni sarebbero devastanti per la Mantide, ma i benefici e le ricchezze conseguenti a tali commerci sono considerati compensare ampiamente i rischi.
Yoritomo
L’attuale daimyo e Campione del Clan è Yoritomo, conosciuto anche come il Figlio delle Tempeste.
Impavido, insolente e senza scrupoli è un uomo possente ed un abile generale, le cui capacità, unite alla ferocia dei suoi più leali ed esperti samurai - la Legione Tempesta – sono ben note nel Rokugan.
La sua ambizione è vedere riconosciuto al proprio Clan uno status alla pari con le Grandi casate e non si fermerà davanti a nulla prima di raggiungerlo.
Il recente accordo con il Clan del Granchio è solo uno dei passi fondamentali verso tale riconoscimento, ma girano anche voci del tentativo di formare una grande alleanza con gli altri clan minori...
Attualmente tutti i samurai dei clan minori sono considerati “buke” (classe inferiore) da parte degli altri clan, indipendentemente dal loro status all’interno del proprio clan. Ciò è spesso contestato nelle corti del clan minori, ma è come vanno le cose. E’ pur vero che un samurai di uno dei Clan minori viene comunque trattato come un nobile, ma a volte la differenza tra un Signore di un Clan minore ed un comune membro di un Grande Clan è minima.
Ma Yoritomo ha giurato che non sarà sempre così, ed un giorno l’Impero si inchinerà al Clan della Mantide e gli riconoscerà il posto tra i Grandi Clan di cui ha diritto.
Yoritomo sa che ciò avverrà prima o poi, e farà di tutto perché tale evento accada durante la sua vita.
E’ convinto che ciò sia il suo destino.







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