Shiba e Isawa

Curato da Gianluca Nannetti (Kitsuki Takeda) Tratto da “The Way of the Phoenix” di Patrick Kapera e Ree Soesbee (AEG) 



Nei Clan di Rokugan il ruolo di Campione ricade sul daimyo della famiglia più importante, discendente dagli stessi Kami, Signore indiscusso dell’intero Clan e di tutti coloro al di sotto di lui. Ma ciò non è vero per il Clan della Fenice.

Nella Fenice il Campione ha un ruolo di portavoce di quello che è il vero potere: il “Consiglio dei Maestri degli Elementi”, chiamato anche il “Consiglio dei Cinque” o “Grande Consiglio”. Tale consiglio è costituito da 5 Shugenja del Clan (solitamente appartenenti alla famiglia Isawa, e tra i più potenti Shugenja di tutto il Rokugan), uno per ciascuno dei quattro elementi più il Vuoto, e rappresenta da oltre un migliaio di anni il più alto organo di governo del Clan. Il Campione parla per la Fenice, ma è il consiglio a stabilire cosa debba dire.

Per capire il motivo di ciò, occorre ripercorrere all’indietro i secoli, ed andare alle origini dell’Impero, quando il Kami Shiba, figlio del Sole e della Luna, e di fatto una divinità, accettò di inginocchiarsi davanti ad Isawa, un mero mortale, e a giurare fedeltà per se’ e per tutti i propri discendenti.

Quando i Kami caddero sulla Terra, gli uomini già camminavano sulla sua superficie, ed il più grande di questi era Isawa. Quando il primo Hantei fu incoronato, Isawa si rifiutò di inchinarsi come il resto della popolazione e, assieme ai suoi fratelli e sorelle, abbandonò il luogo dove si stava svolgendo la cerimonia dirigendosi verso nord, per fondare una propria città nascosta tra le montagne.
Negli anni seguenti la comunità di Isawa crebbe indifferente alla progressiva espansione dell’Impero. Fu in questo periodo che le leggende dicono venne scoperta l’arte della magia da parte di uno dei fratelli minori di Isawa, ma fu quest’ultimo a capirne l’enorme potenziale e a svilupparlo nel corso del tempo.

Quando gli eserciti di Fu Leng invasero Rokugan, riversandosi dalle Terre dell’Ombra, anche le terre di Isawa finirono per essere minacciate. Fu ben presto chiaro che neppure i più potenti dei maghi sarebbero stati sufficienti a respingere le orde soverchianti di mostri. Il giorno in cui una delle sorelle di Isawa fu uccisa da un Oni, il saggio Shinsei e Shiba comparvero improvvisamente alle porte della città, per chiedere ad Isawa di combattere per l’Impero.


Il colloquio tra Shinsei e Isawa durò tutto il giorno e la notte, ma alla fine fu raggiunto un accordo: Isawa avrebbe accompagnato Shinsei a combattere Fu Leng nelle Terre d’Ombra se Shiba avesse giurato che lui ed i suoi discendenti avrebbero per sempre protetto la città. Per cementare l’alleanza Isawa avrebbe giurato fedeltà a Shiba ed alla sua discendenza, ma ad una condizione – “non sono un tuo inferiore” - dichiarò Isawa – “e non permetterò che la mia gente creda che io li abbia venduti in schiavitù. Se vuoi che leghi i miei figli alla tua Famiglia, tu dovrai inginocchiarti davanti a me mentre presto giuramento”. Che un figlio di Amaterasu si inginocchiasse di fronte ad un mero mortale era una richiesta inconcepibile per qualunque altro dei Kami, ma Shiba ritenne che il prezzo da pagare fosse basso. Piegando il ginocchio, Shiba non solo avrebbe guadagnato il potere, la conoscenza e la forza della famiglia di Isawa, ma avrebbe anche assicurato il suo aiuto personale ad abbattere Fu Leng e salvare l’Impero. Senza esitazione, Shiba si inginocchiò ed Isawa prestò il giuramento.



Da allora i samurai della famiglia Shiba hanno assunto il ruolo di protettori degli Isawa. Le loro fortezze ne proteggono i domini, dove risiedono i luoghi più sacri e Gisei Toshi, la nascosta città di Isawa, e ogni qualvolta uno shugenja Isawa si allontana dalle sue terre è scortato da uno yojimbo Shiba.

Prima di partire per la battaglia contro Fu Leng, da cui non sarebbe ritornato, Isawa impartì un unico ordine ai suoi cinque fratelli rimasti: “guidate la nostra gente”.
Da allora, per oltre un migliaio di anni, cinque membri della famiglia Isawa si sono seduti nel Grande Consiglio ed hanno preso le decisioni per il proprio Clan. Nel corso dei secoli i membri sono stati scelti tra i migliori shugenja della Famiglia, uno per ciascuna specializzazione, ed hanno costituito uno degli organi di governo più potenti di tutto il Rokugan.
Ciascuno Shiba, quando viene nominato Campione del Clan, si presenta davanti al Consiglio e si inginocchia per proclamare il suo diritto a parlare per conto del Clan nelle corti dell’Imperatore, rendendo con tale gesto chiaro che sono gli Isawa a mantenere il controllo sul futuro della Fenice.
Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, tale mancanza di potere e di autorità del Campione non ha mai creato problemi nell’equilibrio del Clan. Il motivo di ciò è oggetto di varie speculazioni da parte degli altri Clan. La verità risiede in diversi aspetti, ma più di tutti dal fatto che il Campione porta un fardello di cui nessuno al di fuori della Fenice è a conoscenza.

Ogni volta che un Campione della Fenice muore, il suo spirito passa in colui che gli / le succede. Ciò è accaduto sin dalla morte del Kami Shiba, ed accade ancora oggi. Come il simbolo del Clan, anche il Campione cade, per poi risorgere nella generazione successiva. Ogni Campione è consapevole che gli viene concessa una forma di immortalità – alla morte il suo spirito si unirà a tutti coloro che lo hanno preceduto e si trasferirà assieme ad essi al suo successore. In questo modo ogni passaggio permette il trasferimento all’attuale Campione dei ricordi, sensazioni, emozioni di tutti coloro che lo hanno preceduto, permettendogli di attingere alle esperienze passate, ma mantenendo comunque dominante la propria personalità.
Il potere che garantisce tutto ciò è notevole, ma il peso di contenere decine di personalità può essere traumatico. Nonostante il supporto fornito dagli Isawa, che storicamente hanno aiutato il Campione ad adattarsi ed a controllare il turbinio di voci e sensazioni che ora percorrono la sua mente, non sono stati rari i casi in cui il Campione ha mostrato segnali di squilibrio. Tale potenziale instabilità mentale è considerata dalla Fenice troppo pericolosa per poter affidare al Campione la guida dell’intero Clan.

Questa peculiarità determina anche il modo del tutto unico con cui viene designato ogni Campione del Clan Fenice. La posizione infatti non è determinata dalla linea di discendenza, o tramite sfide, ma dal caso. Solo uno Shiba in ciascuna generazione nasce con la capacità di accogliere gli spiriti dei precedenti Campioni, e soltanto lui sarà in grado si contenerli. Nessuno conosce chi sarà il Campione Fenice fino alla morte del suo predecessore, neppure la persona designata. Quando arriva il momento, il prescelto viene improvvisamente investito dalle anime di tutti i Campioni, assieme alla loro conoscenza, e sente l’improvvisa necessità di tornare nelle terre della Fenice, per partecipare alla cerimonia ufficiale di investitura.
In quell’occasione viene sottoposto ad un test per assicurare che sia veramente quello che dichiara: deve impugnare Ofushikai, la spada ancestrale del Clan. Solamente il vero Campione è in grado di impugnare la katana senza essere preda di intollerabili spasmi di dolore. In questo modo il Clan è in grado di distinguere il vero Campione dagli impostori, e agli spiriti del Clan sarà sempre assicurato la loro posizione.



Appendice: -Gli Shugenja e la magia. 

Nel mondo di Rokugan esistono diversi modi di praticare quella che può essere considerata “magia”. Molti sono considerati disonorevoli o addirittura proibiti.
La forma di magia più manifesta ed accettata è quella praticata dagli Shugenja, e consiste in più che la semplice manipolazione delle energie tramite incantesimi. Gli shugenja sono considerati alla stregua di sacerdoti, in quanto in grado di comunicare con i kami, gli spiriti della Terra, Acqua, Fuoco e Aria, (da non confondere con i Kami, figli del Sole e della Luna) e di renderli manifesti. Fuoco nel cielo, acqua dalla roccia ed altre cose misteriose possono avvenire quando uno shugenja chiede agli spiriti di agire secondo il suo desiderio. Il potere di una magia è tanto più forte quanto più lo shugenja è affine all’elemento dei kami di cui chiede l’intervento e quanto più i kami stessi sono presenti in quel luogo.
Nelle Terre d’Ombra, dove i kami sono quasi del tutto assenti a causa della corruzione di Fu Leng, anche per lo shugenja più potente è estremamente difficile utilizzare la magia.

Come i bushi, anche gli shugenja sono considerati appartenere alla classe nobile dei samurai, con i privilegi ed il rango che ne consegue, ma solo raramente acquisiscono le stesse capacità nel combattimento. Gli anni e gli studi necessari a memorizzare le invocazioni e preghiere lasciano solitamente poco spazio per imparare altre discipline, per questo motivo ad uno shugenja solitamente non viene insegnata la via della guerra e il kenjutsu (arte della spada) e, di conseguenza, è raro vedere uno shugenja portare al fianco una katana.
In Rokugan c’è un detto: “Lascia che l’uomo che porta la spada usi la spada”.

Se uno shugenja sceglie di portare al fianco la katana, deve essere pronto ad utilizzarla – in duello, sul campo di battaglia o in altre circostanze. Non portandola, uno shugenja sta dichiarando di essere un non combattente e viene trattato alla stregua di un cortigiano o di altre professioni pacifiche. In questo modo può nominare un campione che combatta in duello, se il suo onore è messo in discussione, e può rifiutarsi di combattere in battaglia.

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